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Quanti gradi dovrebbe avere il prosecco?

Il prosecco è un vino bianco italiano di grande fama. Si fregia di un profumo arricchito da note floreali e fruttate, e da un sapore in grado di stupire per briosità e freschezza, rendendosi la scelta ideale per chi desidera assaporare una bevanda raffinata ma non impegnativa.

Il prosecco, inizialmente IGT, divenuta in seguito DOC (e in alcuni casi, DOCG), è nato nella parte del territorio italiano che comprende parte del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Il più noto è il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. Viene prodotto nelle versioni “brut“, “dry” ed “extra dry” che, pur presentando differenze, si rivelano al palato avvolgenti e morbide, ma allo stesso tempo asciutte.

Quanti gradi prosecco

Tecnicamente, il titolo alcolometrico del prosecco non risulta inferiore ai 9,5% al consumo, arrivando ad un massimo di 11.5 gradi; la sovrapressione minima, invece, è di 3 bar (3,5 se si tratta di un prosecco DOCG).

Proprio in merito al prosecco gradazione alcolica, è la sua fase di produzione a determinarla. Inoltre, trattandosi di una bevanda appartenente al gruppo dei “fermentati”, presenta una composizione chimica che non pone in evidenza zuccheri, grassi e proteine. Pertanto, il suo apporto energetico è quasi esclusivamente legato all’alcol etilico contenuto. Tutto ha inizio dalla vendemmia, che viene effettuata in anticipo, si tratta di una scelta che permette di conservare freschezza, profumo e un adeguato grado di acidità.

Due fasi molto importanti sono:

  • la diraspatura;
  • la fermentazione del mosto.

In particolare, quest’ultima avviene in vasche d’acciaio (opportunamente rivestite da un’apposita intercapedine), aggiungendo dei lieviti selezionati.

Il processo viene portato avanti ad una temperatura costante (compresa tra i 18 e i 22 gradi) e ha termine quando sia lo zucchero che l’alcol rimangono costanti nelle diverse misurazioni. Successivamente, si passa al travaso e alla maturazione (indispensabile per allontanare i tartrati). Infine, viene imbottigliato e presentato al pubblico con una prosecco gradazione compresa tra i 9 e gli 11,5 gradi.

Nella stragrande maggioranza dei casi (l’80% circa), la produzione del prosecco vede l’adozione del metodo Charmat. In questo caso, il vino base viene posto inizialmente all’interno di autoclavi con eventuale presenza di lieviti e zucchero (saccarosio). Quest’ultimo, nella quantità di 24 grammi per litro, riesce a produrre anche 6 atmosfere di pressione, innalzando il grado alcolico di 1,5 gradi. Nelle autoclavi, ad una temperatura di 13°, avviene la “presa di spuma“, operazione della durata di circa due settimane; maggiore sarà il tempo trascorso, più secco risulterà lo spumante.

Le fasi successive sono rappresentate dal travaso isobarico (ossia senza che l’anidride carbonica sia dispersa), dalla refrigerazione (fondamentale per stabilizzare il vino)  infine, dall’imbottigliamento, sempre di tipo isobarico.

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